OSTEOPOROSI

Nel nostro lavoro incontriamo sempre più persone affette da osteoporosi, una malattia sistemica che diminuisce la resistenza ossea e crea non solo problemi fisici ma anche psicologici.

Apprensione, paura e scetticismo sono solo alcuni degli stati d’animo che riscontriamo in chi ne è affetto: questa sezione, creata in collaborazione con l’Osservatorio Internazionale Qualità dell’Osso (O.I.Q.O.) vuole aprire uno spazio di sensibilizzazione sulla patologia per rassicurare e far conoscere le possibilità di trattarla non solo con i farmaci ma attraverso un approccio sistemico che coinvolga alimentazione, attività fisica, integrazione e nuove tecnologie al fine di ritrovare una migliore qualità di vita.

Cos’è l’osteoporosi?

L’osteoporosi è una malattia che determina un progressivo deterioramento della struttura ossea e la fragilità del sistema scheletrico. In alcuni casi, traumi che di norma non hanno alcuna conseguenza possono provocare fratture.

Le ossa sono il grande magazzino di calcio, magnesio e collagene del nostro corpo. La maggioranza del calcio che si deposita nello scheletro avviene tra gli 11 e i 14 anni ma e tra i 25 e i 30 anni che abbiamo il picco di massa ossea, al superamento di questa soglia, se sono state “investite male” le risorse a disposizione esistono serie possibilità di perdita di massa ossea con l’avanzare dell’età.

Quando abbiamo una perdita di massa ossea parliamo di:

 

Miti da sfatare

E’ doveroso affermare che di osteoporosi NON si muore. L’insorgenza della malattia è dovuta ad un cortocircuito nel ciclo di erosione e costruzione dell’osso.

La salute del nostro scheletro è data dal costante lavoro di osteoblasti e osteoclasti:

  • i primi, sono i responsabili della formazione della matrice ossea, sintetizzano varie componenti tessutali e minerali conferendo all’osso la resistenza alle sollecitazioni.
  • i secondi, disintegrano la matrice ossea digerendo il collagene di sostegno e solubilizzando i minerali.

L’osteoporosi abbraccia entrambe i sessi. E’ riduttivo mettere il focus solo nelle donne in menopausa ma la malattia si manifesta anche negli uomini e tra le persone giovani che hanno avuto disturbi del comportamento alimentare o sono portatori di celiachia.

Al contrario di quanto il senso comune può percepire l’osso non è un organo statico, è in costante movimento rinnovandosi in tutte le sue strutture per il 10% ogni anno, in questo modo dopo 10 anni c’è il rinnovamento completo di tutto lo scheletro. La sua struttura non è solo dura ma è allo stesso tempo elastica, la mancanza di una di queste caratteristiche lo può portare a frattura.

Bisogna ricordare che l’osso non si rinnova tutto alla stessa maniera. Il cambiamento maggiore avviene nella parte spugnosa ovvero quella con una matrice cellulare poco densa e ricca di aree lacunose.

Fratture tipiche

La frattura è il sintomo dell’osteoporosi. Attorno al numero di fratture che un soggetto subisce nel tempo possiamo valutarne la gravità.

  • Frattura delle costole: la più diffusa. Le costole sono costituite per la maggior parte da osso spugnoso, può capitare dopo un abbraccio anche non molto energico da parte di un amico o di un familiare.
  • Frattura ai corpi vertebrali: avvengono dopo un movimento sbagliato, come piegarsi in avanti per raccogliere un oggetto. Ne sono interessate le vertebre lombari e le dorsali. Il cedimento avviene nella parete anteriore dando come risultato una vertebra a cuneo o un crollo vertebrale.
  • Frattura al collo del femore: meno frequenti, ma più temibili e pericolose. Si verificano in persone anziane, con osteoporosi più grave e sono conseguenza di una caduta. La rottura del femore porta con sé un’alta mortalità che si aggira attorno al 25% nel primo anno dopo la frattura.
  • Frattura del polso: conosciuta anche come frattura di Colles è la meno pericolosa ed avviene nei soggetti osteoporotici più giovani.

Fattori di rischio

I fattori di rischio legati all’osteoporosi sono molteplici:

  • Ereditari: chi ha uno o entrambe i genitori che ne sono affetti dovrebbe sempre tenere monitorato lo stato delle proprie ossa.
  • Farmacologici: è una particolare forma di osteoporosi indotta dall’utilizzo di cortisone. Quest’ultimo, se assunto in forma cronica porta ad un cambiamento dell’architettura trabecolare dell’osso ponendo il paziente ad alto rischio di fratture.
  • Essere sottopeso: in questa categoria troviamo i soggetti anoressici. La donna con questa malattia è anche amenorroica (senza ciclo mestruale) ciò determina l’assenza degli ormoni sessuali quali progesterone ed estradiolo che, al pari del testosterone, sono fondamentali per l’osso.
  • Stress: In condizione di stress cronico l’organismo produce diversi ormoni (adrenalina, cortisolo, prolattina, paratormone) che a livello osseo fanno prevalere l’azione degli osteoclasti e quindi il riassorbimento osseo. Il loro aumento non è la sola variabile ma è da tenere in considerazione anche il ritmo di secrezione. Ad esempio, il cortisolo deve essere prodotto nella prima parte della giornata al pari dell’adrenalina e della noradrenalina che influenzano il sistema nervoso simpatico. I ritmi di vita frenetici portano invece ad una produzione di questi ormoni anche nelle ore notturne con conseguenze negative.
  • Menopausa: importante nelle donne; determina un crollo ormonale che può portare a osteoporosi
  • Stile di vita: lunghi periodi di tempo in ambienti chiusi, la poca attività fisica, alimentazione scorretta e alcool, influiscono sulla possibilità di perdere massa ossea.

Esami per la diagnosi

Gli esami da effettuare per avere una diagnosi di osteoporosi, sia in caso preventivo che dopo un’avvisaglia sono gli stessi:

  • esami del sangue: (emocromo con formula leucocitaria, elettroforesi delle proteine sieriche, creatinina, paratormone, Vitamina D 25-OH, fosfato inorganico, TSH reflex e calcio). L’analisi di questi paramenti valuta lo stato di salute delle ossa escludendo cause secondarie di osteoporosi.

Con la Moc – Dexa viene introdotto anche un indice qualitativo: il TBS ( Trabecular Bone Score ) il quale è correlato al numero e alla densità delle trabecole ossee. Un TBS ridotto è sintomo di una micro-architettura ossea fragile con una maggiore esposizione alle fratture.

Farmaci consigliati

I principali farmaci utilizzati per il contrasto all’osteoporosi sono i Bifosfonati, tra questi troviamo: l’acido alendronico, l’acido clodrotico, l’acido etidronico, l’acido ibandronico, l’acido pamidronico, l’acido risedronico, l’acido tiludronico, l’acido zoledronico e l’acido neridronico.

Sono una classe di farmaci impiegata in medicina il cui principio attivo contrasta la perdita di densità minerale ossea. Il loro meccanismo d’azione non è ancora perfettamente chiaro ma sappiamo che riescono a interagire con gli osteoclasti limitandone la proliferazione e diminuendone l’attività favorendo la costruzione di nuovo osso da parte degli osteoblasti.

Cure non farmacologiche

Agire con una terapia farmacologica non basta: l’utilizzo di Bifosfonati in modo cronico da dei vantaggi nel breve termine ma non in un arco temporale di lunga durata. Questo tipo di molecole che aiutano a preservare le ossa, allo stesso tempo ne fanno perdere l’elasticità e se non supportate da altre terapie possono portare all’insorgenza di fratture atipiche.

L’apporto dei medicinali NON è da demonizzare: vanno usati sotto controllo medico ma è essenziale accompagnarli e, quando possibile, sostituirli agendo in diverse direzioni prima di arrivare in età senile.

Intervenire sullo stile di vita in ogni ambito è rilevante!

Attività fisica

Anche se l’osteoporosi interessa il tessuto osseo, i muscoli svolgono un’importante funzione sia nella prevenzione che nella cura della malattia.
Ossa e muscoli hanno una derivazione embriologica comune (il mesoderma) insieme a questo anche una funzione congiunta nello sviluppo neuro-psicomotorio di ogni individuo. L’attività e lo stato di salute dell’uno influenza quello dell’altro e viceversa.

La sarcopenia, ovvero la progressiva perdita di massa muscolare, danneggia lo scheletro aumentando il rischio di fratture.

Attività fisiche consigliate

Una giusta attività sportiva aiuta a contenere ed evitare l’osteoporosi. Le migliori a questo scopo sono:

  • esercizi che coinvolgono il carico sulle ossa, come la camminata, la corsa, il salto o l’allenamento con i pesi. Sono attività che servono per stimolare la crescita ossea e migliorarne la densità minerale;
  • esercizi per l’equilibrio e la coordinazione come lo yoga o il tai-chi che aiutano a ridurre il rischio di cadute e fratture;
  • l’allenamento in palestra o a corpo libero come Calisthenics, pesistica o l’uso di attrezzatura per la resistenza che servono ad aumentare la forza muscolare e la densità minerale ossea.

Per i portatori di osteoporosi conclamata invece bisogna effettuare attività fisiche che siano sicure ma che facciano mantenere comunque forza, equilibrio e densità ossea. In questi casi, consultare il proprio medico specialista o un fisioterapista per adattare l’esercizio alla severità dell’osteoporosi.

Nei casi di osteoporosi marcata sono consigliati:

  • esercizi di resistenza a basso impatto, attraverso l’uso di fasce elastiche o pesi leggeri evitando carichi eccessivi o movimenti che possono inficiare la stabilità della colonna vertebrale o di altre ossa fragili;
  • attività aerobiche come camminare in salita o nuotare che migliorano la resistenza, possono essere svolte in “modo progressivo” aumentando i carichi nel tempo;
  • esercizi di equilibrio e flessibilità come lo stretching, lo yoga o il tai-chi che sono attività che migliorano la coordinazione e riducono la rigidità;
  • esercizi posturali, importanti nel favorire la corretta postura e allungare i muscoli limitando il rischio di collassi vertebrali.

I nutraceutici conosciuti con il nome di integratori si collocano nella branca della farmaceutica che studia e produce estratti di piante, minerali e animali che hanno effetti positivi per la salute, la prevenzione e il trattamento delle malattie.

L’utilizzo degli integratori è vantaggioso per diversi aspetti:

  • rafforzano il sistema immunitario;
  • aumentano la nostra energia;
  • prevengono l’insorgere di patologie cardiovascolari e degenerative;

E’ in quest’ultimo aspetto che alcuni di loro si collocano come uno dei contributi al mantenimento e al miglioramento della qualità dell’osso.

La vitamina D

La vitamina D agisce come un ormone influendo suoi processi di assorbimento di calcio e fosforo mantenendo un’adeguata densità minerale e un adeguato trofismo osseo grazie alla proliferazione degli osteoblasti.

La vitamina K2

La vitamina K2 ha un ruolo chiave nell’omeostasi dell’osso. Attiva l’osteocalcina, proteina indispensabile per la mineralizzazione ossea. La scienza ha evidenziato che l’azione combinata di vitamina D e vitamina K2 sono in grado di aumentare la densità minerale ossea della colonna lombare nelle donne in post menopausa con osteoporosi. Questo avviene perché la vitamina D promuove l’assorbimento del calcio dalla dieta e la K2 assicura che entri nelle ossa e non si accumuli nei vasi sanguigni.

La scienza ha evidenziato che l’azione combinata di vitamina D e vitamina K2 sono in grado di aumentare la densità minerale ossea della colonna lombare nelle donne in post menopausa con osteoporosi. Questo avviene perché la vitamina D promuove l’assorbimento del calcio dalla dieta e la K2 assicura che entri nelle ossa e non si accumuli nei vasi sanguigni.

Magnetoterapia e CEMP

L’utilizzo della magnetoterapia CEMP (Campi ElettroMagnetici Pulsati) per la prevenzione e la cura dell’osteoporosi è uno dei trattamenti non farmacologici a garantire ottimi risultati. Questi sono possibili solo con un’apparecchiatura dotata di caratteristiche idonee.

L’esposizione al campo magnetico deve essere costante e prolungata nel tempo. È consigliato l’utilizzo durante il sonno perché è il momento di autoriparazione del corpo in cui si attivano e amplificano le capacità dell’organismo di riparare i danni da trauma e rinnovare le cellule.

E’ indispensabile un dispositivo che utilizzi la bassa frequenza (LF). Questo tipo di campo magnetico riduce l’effetto termico e sfrutta la densità del flusso elettromagnetico per una maggiore penetrazione nell’organismo umano. I Cemp, agendo sulla membrana cellulare, attivano i canali del calcio e favoriscono la proliferazione e la differenziazione delle cellule staminali nel corpo.

Non solo…

La magnetoterapia CEMP influisce sui recettori dell’adenosina giocando un ruolo importante nell’omeostasi ossea infatti riesce a controllare il micro-ambiente infiammatorio e promuove la differenziazione delle cellule staminali mesenchimali svolgendo un ruolo pro-osteogenico.

Spazio al medico

L’Osservatorio Internazionale Qualità dell’Osso ci ha dato la possibilità di pubblicare alcuni dei video informativi del dott. Gianfranco Pisano. Senza dilungarci oltre ringraziamo l’O.I.Q.O. per il contributo di conoscenza che ci viene offerto e buona visione a tutti!!!

Abbiamo dedicato questa pagina a tutte quelle persone che hanno deciso di utilizzare le nostre magnetoterapie CEMP per il trattamento dell’osteoporosi ed hanno voluto condividere con noi i loro risultati. 

L’utilizzo della nostra magnetoterapia è avvenuto con frequenze magnetiche specifiche, materassino a bassa frequenza ed un utilizzo durate la notte per 8 ore. 

Di seguito riportiamo le densiometrie ossee con oscurati tutti i dati sensibili prima dell’utilizzo dei campi magnetici pulsati e dopo. 

L’esposizione al campo magnetico prima di dare risultati biologici effettivi è stato superiore ai 3 mesi.

Testimonianza di A.O.  

  • Sig. A.O.
  • Sesso: M
  • Età: 66

Prima  (Anca) rilevazione del 02/05/2024

Prima (Colonna Vertebrale) rilevazione del 02/05/2024

Dopo (Anca) rilevazione del 31/10/2024

Dopo (Colonna Vertebrale) rilevazione del 31/10/2024 

Testimonianza di A.L. 

  • Sig. A.L.
  • Sesso: F
  • Età: 73

Prima (Colonna Vertebrale e Anca) rilevazione del 21/03/2023

Dopo (Colonna Vertebrale e Anca) rilevazione del 19/11/2024